Acrilico, resina su tela
Opera pronta per essere appesa
Nell’opera L’invisibile, affronto il tema della sete di conoscenza, un tratto profondamente umano, che distingue l’uomo dall’essere bruto, come nell’Odissea rivendica Ulisse, il più temerario esploratore della storia letteraria.
La sete di conoscenza spinge l’uomo ad oltrepassare i confini del visibile ed esplorare l’invisibile, come fece Galileo Galilei con il suo telescopio nel 1610.
Sul fondo del quadro, una mescolanza di colori freddi evoca la luna con le sue macchie, scoperte da Galilei, che rivoluzionarono le conoscenze scientifiche contemporanee: la superficie lunare non era liscia, uniforme e perfettamente sferica, ma disomogenea, ricca di cavità e sporgenze. Ciò che, guardando la luna, era invisibile all’occhio umano, divenne visibile.
Nel quadro, uno sciame di flussi neri rappresenta tutto ciò che è invisibile all’uomo, che è la parte maggiore, ciò che ancora c’è da conquistare, mentre i flussi bianchi rappresentano ciò che è visibile, una parte esigua e più superficiale.
Dall’alto, delle “frustate” bianche colpiscono l’invisibile: sono la bramosia umana di spingersi oltre il visibile, oltre la superficie, il tangibile, i confini conosciuti, e conquistare l’invisibile, tramite la ricerca, l’esplorazione, la speculazione, l’immaginazione, l’invenzione. Sono la sete di conoscenza e di scoperta, che da sempre rende l’uomo più umano.